Urban Farming e compostaggio di comunità
La filiera circolare e i nuovi modi di intendere l'inclusività.
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“Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” è l’undicesimo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, un impegno di lungo termine a cui ognuno di noi è chiamato a prendere parte. L’inclusività è un concetto che racchiude valori preziosi di partecipazione, cooperazione e scambio, termini apparentemente semplici ma che implicano un ripensamento delle logiche relazionali. In questo contesto, l’economia circolare ci insegna che quanto più i sistemi sono inclusivi e innovativi, maggiori saranno i benefici generati per la comunità intera. Un esempio? I nuovi modelli di quartiere contro lo spreco alimentare.
L’Innesto prevede, infatti, un sistema di compostaggio che recupera gli scarti dei residenti e delle attività commerciali per fertilizzare le ampie aree verdi del sito, attraverso dei macchinari che riducono notevolmente i tempi e che vedono la comunità tutta impegnata nella gestione dei propri rifiuti e consapevole dei propri impatti.
In media, ogni italiano butta dai 20 ai 25 kg di cibo all’anno, numeri che rappresentano un grave danno per l’ambiente e per tutta la comunità. L’adozione di pratiche circolari rappresenta un’occasione unica non solo per ridurre l’impatto dei rifiuti alimentari, che rappresentano circa il 40% dei rifiuti urbani, ma anche per trasformarli in nuova risorsa utile. A questo proposito, la prassi innovativa del compostaggio di quartiere si inserisce nelle più attuali politiche di sviluppo sostenibile. In questo modello, alla partecipazione attiva e aperta di cittadini, istituzioni e imprese si affianca la valorizzazione degli scarti organici, che vengono trasformati in compost restituendo così un segno concreto e tangibile.
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